Gli immigrati non scappano dalla guerra

Gli immigrati non scappano dalla guerra.La grande scoperta del Corriere della Sera

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gli immigrati non scappano dalla guerra

Vibo Valentia, 26 apr – Sono dovuti andare fino a Vibo Valentia a realizzare un’impegnativa inchiesta giornalistica per arrivare a questo risultato: i centri di accoglienza per immigrati non funzionano, sono uno spreco di soldi e la maggior parte dei richiedenti asilo fa richiesta solo per perdere tempo e non sta scappando da nessuna guerra. Quello che per i lettori de Il Primato Nazionale è un’ovvietà appare invece come una grande scoperta per quelli del Corriere della Sera, giornale solitamente schierato in favore dell’accoglienza e sempre pronto, insieme ai colleghi di Repubblica, a raccontarci qualche storia strappalacrime tesa a farci accettare l’arrivo di enormi masse allogene. Questa volta però anche l’autorevole quotidiano non può fare a meno di raccontare la realtà. Una realtà fatta di giovani ragazzoni provenienti dall’Africa subsahariana come Fofana Samba, che da due anni staziona in un albergo sul mare a spese dei contribuenti italiani e che passa le sue giornate mangiando, dormendo, giocando a calcio e utilizzando il suo tablet. Non fa nemmeno le pulizie visto che ci pensa la donna delle pulizie (pagata da chi?,ndr) mentre alla domanda se si prepari almeno da mangiare la risposta è: “No. Vedo il cibo quando è pronto. Io non cucino”. Gli altri ragazzi conducono più o meno la stessa vita del maliano Fofana Samba, sbattuti in un angoletto all’ombra dei pini in attesa dei ricorsi e controricorsi rispetto alla domanda d’asilo che hanno presentato, come ammette lo stesso Corrieresolo per prendere tempo, visto che nessuno qui fugge da guerre e persecuzioni“.

Tutte le domande presentate in questo centro di Vibo Valentia sono state respinte. E c’è di più, nessuno dei 219 ospiti del centro di Vibo Valentia si è presentato ai corsi di italiano e da elettricista, fabbro, pizzaiolo, cartongesso, guida macchine agricole, salvataggio e primo soccorso in spiaggia, teatro. Niente di niente, hanno preferito rimanere a sonnecchiare sbattuti nel centro. Questi corsi sono stati organizzati dall’associazione Monteleone, una di quelle che ha l’appalto per a gestione dell’accoglienza per conto delle Prefetture, che in bilancio ha 1100 euro da impiegare per ciascun immigrato ospite del centro di accoglienza! Uno spreco enorme di denaro pubblico. Solo il centro computer all’hotel dell’accoglienza è costato 85 mila euro. Ma il peggio deve ancora venire. Per invogliare gli immigrati a partecipare ai corsi gratuiti a loro destinati, la presidente dell’associazione, tale Lelia Zangara, ammette candidamente di aver dato 50 euro a ciascun ospite del centro in cambio della partecipazione! Roba da pazzi.

Per il Corriere però, questi sprechi non sono dovuti alla folle logica che c’è dietro la gestione dei flussi migratori, ad una politica autolesionista nei confronti degli italiani, “etnomasochista”, ma alla cultura assistenziale e sprecona degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, la stessa che ha creato il debito pubblico. Dunque in una nazione in cui per una giovane coppia fare un figlio è un’impresa, la casa un miraggio e il lavoro sempre più precario e senza tutele, il fatto che lo Stato scelga di destinare 1100 euro alla formazione e all’accoglienza di ogni ultimo arrivato, soldi che puntualmente finiscono a ingrassare le cooperative e le associazioni come questa Monteleone, è solo una questione di lasciti del secolo scorso. Ma di fronte alla disfatta dell’accoglienza dei poveri migranti di casa nostra, la soluzione del Corriere della Sera come si chiama? Blocco dell’immigrazione? Destinazione di quelle risorse alle famiglie italiane? Aiuti concreti nei paesi d’origine degli immigrati? Nient’affatto, la soluzione è la Germania. In Germania funziona tutto, l’accoglienza è una bomba. “Non deve per forza finire così, neanche nei Paesi più aperti agli stranieri. Perché il problema non è se accogliere o no, ma come farlo”. L’accoglienza firmata Angela Merkel appare l’unica speranza per il nostro reporter del Corsera. Perché, a differenza di noi italiani dai baffi neri, “la cancelliera ha spiegato che l’obiettivo è rendere più facile per chi richiede asilo accedere al mondo del lavoro. Non renderli alienati, passivi e depressi, con un futuro da accattoni o da manovalanza criminale. Il modo per farlo è superare il welfare paternalista e chiedere ai migranti qualcosa in cambio di qualcos’altro”. Che stupidi, come avevamo fatto a non pensarci prima? La soluzione è lì, ad un passo. Magari il giornalista del Corriere della Sera il prossimo reportage lo potrebbe fare direttamente da Colonia, così ci racconta come funziona il modello di integrazione tedesco.
Fonte il corriere della sera