Costretti da uno sfratto ingiusto a lasciare la loro casa smontano la villetta

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Legnano (Milano), 30 giugno 2015 – Sembra davvero una di quelle vicende kafkiane che hanno dell’incredibile. Persino difficile da crederci da quanto rasenti il paradossale. Eppure il calvario che stanno vivendo i coniugi Graziella De Luca e Gaetano Napoli è tutto documentato e reale. Sulla loro casa, al civico 23 di via Ovidio e del valore di circa 210 mila euro, pende una procedura esecutiva di pignoramento dovuta a una tardiva annotazione da parte dello Stato civile del Comune di Cerro Maggiore. Ci sono voluti infatti quasi dieci anni per notificare un atto per il quale sarebbero bastate poche settimane e di conseguenza il bene immobiliare che non poteva essere in alcun modo pignorato, è ora destinato a essere perso. E quel che più appare inaccettabile è che una famiglia rischia così purtroppo di finire sulla strada.

«È assurdo – dice Graziella De Luca –. Ci porteranno via la casa dove abitiamo, anche se il pagamento del mutuo è avvenuto sempre regolarmente (per ora saldati circa 90mila euro, ndr), con nessuna rata insoluta o arretrata».Ma come possibile che possa essere nata una simile situazione? «Tutto è iniziato nell’ottobre del 2005 – racconta la donna –. Con il certificato di matrimonio, io e mio marito abbiamo costituito, con atto notarile, il fondo patrimoniale (ovvero quel vincolo che una coppia sposata sottoscrive su case, terreni e auto per soddisfare i bisogni della famiglia e prerservarle contro eventuali difficoltà future, tra cui il pignoramento, ndr). Lo stesso notaio pochi giorni dopo aveva protocollato il documento affinché il Comune di Cerro procedesse di fatto alla necessaria annotazione. Inspiegabilmente però l’ufficio preposto non ha ottemperato ai suoi obblighi, se non solo il 26 novembre del 2014, quindi ben nove anni dopo, quando su nostra istanza era intervenuto persino ilMinistero degli Interni». E oltre al danno, la beffa. «Una società di credito, a fronte di un nostro debito di 12 mila euro, ha esercitato la propria rivalsa sulla nostra casa, con decreto ingiuntivo – aggiunge Graziella –. Il tutto non sarebbe appunto potuto avvenire qualora il Comune avesse notificato il fondo patrimoniale. Siamo disperati e sono preoccupata anche per mia figlia, che è minorenne e che a causa di una grave malattia è stata sottoposta anni fa a un intervento chirurgico». Oltre così all’ansia per le condizioni di salute della ragazza, anche l’angoscia che da un istante all’altro bussino alla porta gli ufficiali giudiziari. L’impressione poi è che si è oramai entrati in un tunnel, fatto di cavilli burocratici e aste, impossibile da uscirci. L’azione intrapresa, insomma, non può essere fermata e l’intricata matassa non puó essere dipanata. «Non c’è più nulla da fare per salvare la casa – spiega Graziella –. E questo anche per colpa della banca che, dopo il pignoramento e proprio nel periodo in cui mia figlia era in ospedale, ha decretato l’annullamento del mutuo, nonostante tutte le rate siano sempre state da noi pagate con puntualità. Non hanno neppure accettato l’ipotesi “a saldo e stralcio”».

La coppia ha perso la sua casa ed è stata costretta a lasciarla ma non prima di averla smontata.Ecco come era prima la sua casa13094215_1707523116194270_3423415094701660919_n13087443_1707523226194259_906837158131747245_n13102765_1707523049527610_3438995079093019805_n